La pressione politica sul futuro delle criptovalute negli Stati Uniti torna a salire. Il presidente Donald Trump ha invitato il Senato ad approvare rapidamente il CLARITY Act, presentando il voto come un omaggio al senatore repubblicano Lindsey Graham, morto improvvisamente nei giorni scorsi. Nel suo intervento pubblico, Trump ha collegato la riforma alla competizione tecnologica con la Cina, sostenendo che Washington non possa permettersi di perdere terreno né negli asset digitali né nell’intelligenza artificiale.
Il CLARITY Act rappresenta il tentativo più avanzato del Congresso americano di costruire una disciplina organica per il mercato crypto. Il provvedimento era già stato approvato dalla Camera nel luglio 2025 con 294 voti favorevoli e 134 contrari, ottenendo quindi un sostegno bipartisan significativo. Nel maggio 2026 anche la Commissione bancaria del Senato ha dato il via libera con 15 voti contro 9, ma il percorso legislativo resta ancora complesso e richiede un accordo politico più ampio.
Il cuore della riforma riguarda la divisione delle competenze tra Securities and Exchange Commission e Commodity Futures Trading Commission. La CFTC avrebbe una giurisdizione centrale sui mercati a pronti delle cosiddette commodity digitali, mentre la SEC continuerebbe a controllare i token collegati a contratti di investimento e le operazioni riconducibili alla disciplina dei titoli finanziari. Il testo prevede inoltre sistemi di registrazione per exchange, broker e dealer, nuovi obblighi informativi e regole destinate a ridurre l’incertezza che per anni ha alimentato contenziosi, interventi repressivi e interpretazioni contrastanti.
Per l’industria blockchain, l’approvazione potrebbe rappresentare una svolta. Una cornice più chiara renderebbe più semplice l’ingresso degli investitori istituzionali, favorirebbe la nascita di prodotti regolamentati e consentirebbe alle imprese americane di pianificare attività e investimenti senza il costante rischio di vedere modificata la qualificazione giuridica dei propri token. Allo stesso tempo, il provvedimento introduce limiti alla vendita di asset da parte dei soggetti legati ai progetti, obblighi periodici di trasparenza e strumenti di vigilanza contro manipolazioni, frodi e abusi di mercato.
Il vero ostacolo, però, non è soltanto tecnico. I Democratici chiedono norme etiche che impediscano al presidente, ai membri del governo, ai parlamentari e ai loro familiari di trarre vantaggi economici diretti dalle attività crypto mentre ricoprono incarichi pubblici. La questione è diventata particolarmente delicata per i legami finanziari della famiglia Trump con iniziative nel settore degli asset digitali. Secondo le ricostruzioni più recenti, la bozza in discussione non contiene ancora una disciplina condivisa su questo punto.
Restano aperti anche altri fronti. Le banche chiedono limiti più severi ai rendimenti e ai programmi premio collegati alle stablecoin, temendo una fuga dei depositi verso strumenti digitali. Le autorità investigative sollecitano maggiori poteri contro riciclaggio, evasione delle sanzioni e utilizzi illeciti della finanza decentralizzata. Gli sviluppatori DeFi, al contrario, vogliono evitare che la semplice creazione di software non custodial produca responsabilità equivalenti a quelle degli intermediari finanziari tradizionali.
Il fattore tempo potrebbe diventare decisivo. Il testo deve ottenere almeno 60 voti in Senato, essere coordinato con la versione elaborata dalla Commissione agricoltura, essere nuovamente armonizzato con quello approvato dalla Camera e infine arrivare alla firma presidenziale. Con la pausa estiva del Congresso e le elezioni di medio termine sempre più vicine, ogni rinvio rischia di ridurre lo spazio per un compromesso bipartisan.
L’appello di Trump trasforma quindi il CLARITY Act in una prova politica sulla capacità degli Stati Uniti di governare l’economia digitale senza soffocare l’innovazione. La sfida sarà trovare un equilibrio credibile tra crescita industriale, tutela degli investitori, concorrenza globale e integrità delle istituzioni. Senza questo equilibrio, la chiarezza promessa dalla legge potrebbe restare soltanto nel suo nome. Il voto dirà se Washington è pronta a trasformare le criptovalute in mercato maturo.