Il progetto Qivalis continua a crescere e si prepara a diventare uno dei passaggi più importanti nella costruzione di una vera infrastruttura europea per le stablecoin in euro. Il consorzio, nato con l’obiettivo di lanciare una moneta digitale ancorata alla valuta unica, ha raggiunto quota 37 istituzioni finanziarie, dopo l’ingresso di nuovi partner nel mese di giugno. La crescita del gruppo mostra come il tema delle valute digitali regolamentate non sia più una questione sperimentale, ma un terreno strategico per banche, pagamenti, mercati finanziari e autonomia monetaria europea.
Qivalis punta a lanciare la propria stablecoin in euro entro la seconda metà del 2026, costruendo un’alternativa credibile alle stablecoin legate al dollaro, che oggi dominano nettamente il settore. Il mercato delle valute digitali ancorate a monete fiat è infatti ancora fortemente sbilanciato verso il dollaro statunitense, con strumenti come USDT e USDC che rappresentano la gran parte della liquidità disponibile negli scambi crypto, nei pagamenti digitali e nelle applicazioni della finanza decentralizzata.
L’iniziativa europea nasce proprio per ridurre questa dipendenza. Una stablecoin regolamentata in euro potrebbe offrire a imprese, banche e utenti un mezzo di pagamento digitale più coerente con il mercato europeo, capace di coniugare velocità, trasparenza, sicurezza normativa e integrazione con i servizi finanziari tradizionali. In un contesto in cui la finanza digitale si muove sempre più rapidamente, l’assenza di una forte alternativa europea rischia di lasciare spazio a infrastrutture monetarie e tecnologiche controllate da operatori extraeuropei.
Il consorzio era stato annunciato inizialmente con il coinvolgimento di alcune grandi banche europee, tra cui ING, BNP Paribas, UniCredit, BBVA, CaixaBank, Danske Bank, Raiffeisen Bank International, KBC, SEB e Banca Sella. Con l’arrivo di nuovi istituti, il progetto assume una dimensione ancora più ampia e conferma l’interesse del sistema bancario per un modello di pagamento digitale tokenizzato, compatibile con il quadro normativo dell’Unione Europea.
Il punto centrale è proprio la regolamentazione. Qivalis si colloca dentro il perimetro del regolamento MiCA, il nuovo quadro europeo sui crypto-asset, che disciplina emittenti, operatori e servizi collegati agli asset digitali. La stablecoin dovrebbe essere strutturata come un electronic money token, cioè un token di moneta elettronica ancorato a una valuta ufficiale. Questa impostazione consente di unire innovazione tecnologica e presidio giuridico, offrendo maggiori garanzie rispetto a strumenti nati in contesti meno regolati.
La differenza rispetto a molte stablecoin già presenti sul mercato non riguarda solo la valuta di riferimento, ma anche l’architettura istituzionale. Una stablecoin promossa da un consorzio bancario europeo può diventare un ponte tra finanza tradizionale e blockchain, favorendo pagamenti transfrontalieri, operazioni di tesoreria, regolamento di asset tokenizzati e nuovi servizi di custodia digitale. Il suo successo dipenderà però dalla capacità di creare liquidità, fiducia e reale utilità operativa.
Uno dei nodi più delicati sarà il rapporto con le banche aderenti. Qivalis ha chiarito che il token sarà una forma nuova e comune di moneta digitale europea, mentre i singoli istituti continueranno a mantenere il rapporto diretto con i clienti. Questo significa che la stablecoin non dovrebbe sostituire il ruolo delle banche, ma integrarsi nelle loro infrastrutture, diventando uno strumento ulteriore per pagamenti, servizi digitali e operazioni finanziarie.
La partita, però, è anche geopolitica. Le stablecoin in dollaro hanno già conquistato una posizione dominante perché offrono liquidità globale, facilità d’uso e forte presenza negli exchange. Per competere, l’Europa dovrà evitare di creare soltanto un prodotto formalmente corretto, ma poco utilizzato. Serviranno interoperabilità, semplicità, costi competitivi e una rete ampia di operatori disposti ad adottare davvero la nuova infrastruttura.
Se Qivalis riuscirà a rispettare i tempi e a costruire un ecosistema solido, la stablecoin europea potrà diventare uno degli strumenti chiave della prossima fase della finanza digitale regolamentata. Non si tratterà soltanto di avere un token in euro, ma di affermare una visione europea della moneta digitale, fondata su regole, affidabilità, innovazione e sovranità tecnologica. La sfida al dollaro digitale è appena iniziata, ma il segnale è chiaro: l’Europa non vuole più limitarsi a osservare.