La Russia compie un passo decisivo verso la regolamentazione organica delle criptovalute, trasformando un mercato finora frammentato in un sistema sottoposto alla vigilanza pubblica. La Duma di Stato ha approvato in seconda e terza lettura il disegno di legge sulle valute digitali e sui diritti digitali, introducendo regole per investitori, intermediari, banche, piattaforme di scambio e operatori della custodia. Il provvedimento dovrà completare il passaggio nel Consiglio della Federazione e ricevere la firma presidenziale, ma l’impianto politico appare ormai definito.
Uno degli aspetti più discussi riguarda il limite imposto agli investitori non qualificati. I cittadini appartenenti a questa categoria potranno acquistare criptovalute per un massimo di 300.000 rubli all’anno attraverso ciascun intermediario autorizzato, una somma equivalente a circa 3.800 dollari. L’accesso non sarà completamente libero, perché dovrebbe essere preceduto da un test destinato a verificare la comprensione dei rischi. La scelta riflette la linea prudente della Banca di Russia, che continua a considerare le criptovalute strumenti altamente volatili, privi di garanzie pubbliche e vulnerabili sia alle oscillazioni di mercato sia alle restrizioni internazionali.
Per gli investitori qualificati è previsto un regime più ampio, con soglie superiori e possibilità operative riservate a chi possiede requisiti patrimoniali o professionali più elevati. Sarà comunque la banca centrale a stabilire quali attività digitali potranno essere offerte dagli operatori autorizzati. Questo potere consentirà alle autorità russe di selezionare gli strumenti ammessi, escludendo probabilmente le criptovalute anonime o quelle considerate incompatibili con gli obblighi di tracciabilità e contrasto al riciclaggio.
La riforma costruisce anche una nuova architettura per gli intermediari. Exchange, broker, gestori, depositari e cambiavalute digitali dovranno operare all’interno di registri e sistemi di autorizzazione controllati dallo Stato. Gli operatori già attivi avranno un periodo transitorio per adeguarsi, mentre dal luglio 2027 le transazioni dovranno passare attraverso soggetti riconosciuti. Le banche saranno chiamate a bloccare i trasferimenti collegati a piattaforme non registrate, rendendo più difficile l’utilizzo di circuiti esteri privi di autorizzazione.
La Russia non riconosce però Bitcoin o le altre criptovalute come moneta destinata agli acquisti quotidiani. Il rublo resta il solo mezzo legale per pagare beni e servizi nel territorio nazionale, mentre rimane vietata la promozione dei pagamenti in crypto ai consumatori. La distinzione è netta: le attività digitali vengono accettate come strumenti di investimento, proprietà e regolamento finanziario, ma non devono sostituire la sovranità monetaria dello Stato.
La maggiore apertura riguarda invece il commercio internazionale. Le imprese russe potranno utilizzare determinati asset digitali per regolare operazioni con controparti straniere, soprattutto nei casi in cui i tradizionali canali bancari risultino difficili, costosi o limitati. In questo modo Mosca cerca di trasformare la blockchain in un’infrastruttura alternativa per i flussi transfrontalieri, integrandola però in un sistema controllato dalle autorità.
Per i piccoli risparmiatori il nuovo modello offre una protezione formale maggiore, ma potrebbe anche ridurre la libertà di scelta e spingere parte della domanda verso canali informali. Per gli operatori professionali, invece, l’ingresso in un quadro regolato può favorire investimenti, servizi di custodia e collaborazione con il sistema bancario. Resta aperto il tema dei controlli sui trasferimenti esteri, della fiscalità e delle sanzioni applicabili alle piattaforme che continueranno a lavorare fuori dai registri ufficiali nazionali.
La legge rappresenta quindi un compromesso tra apertura tecnologica e controllo finanziario. Non legalizza senza condizioni il mercato crypto, ma lo porta dentro confini amministrativi precisi. Il successo dipenderà dalle norme attuative, dalle licenze, dai sistemi di verifica e dalla capacità delle banche di distinguere le operazioni lecite da quelle irregolari. La Russia sceglie così una strada pragmatica: non rinuncia alle criptovalute, ma prova a trasformarle da fenomeno parallelo in una componente sorvegliata della propria strategia economica e geopolitica.