La Bolivia valuta un passaggio destinato a cambiare profondamente il rapporto tra moneta nazionale, dollaro e criptovalute. Il governo sta studiando l’integrazione di USDT nel sistema nazionale dei pagamenti, con l’obiettivo di consentirne l’utilizzo regolamentato attraverso banche, portafogli digitali e operatori autorizzati. La proposta è ancora nella fase di valutazione e non attribuisce alla stablecoin lo status di moneta legale, ma segnala una trasformazione ormai difficile da ignorare.
USDT è una stablecoin emessa dalla società Tether e progettata per mantenere un valore vicino a un dollaro statunitense. In un Paese alle prese con una prolungata scarsità di valuta americana, il token è diventato per famiglie e imprese uno strumento alternativo per conservare valore, pagare fornitori esteri, ricevere rimesse e affrontare transazioni internazionali. La sua diffusione non nasce quindi soltanto dall’interesse per la tecnologia blockchain, ma da un’esigenza economica concreta.
La svolta boliviana è iniziata nel giugno 2024, quando la banca centrale ha eliminato le precedenti restrizioni all’uso dei canali elettronici per operazioni con asset virtuali. Da allora il mercato è cresciuto rapidamente. Il volume delle transazioni è passato da 46,5 milioni di dollari nel primo semestre del 2024 a 294 milioni nello stesso periodo del 2025, con un incremento superiore al 630 per cento. Il dato mostra come le criptovalute siano entrate nella vita economica quotidiana prima ancora della costruzione di una disciplina completa.
Il processo ha già coinvolto il settore bancario. Banco Unión, controllato dallo Stato, ha introdotto nella propria applicazione Yasta una funzione che permette di acquistare USDT attraverso EFY Finance, facilitando pagamenti internazionali e rimesse. Anche la compagnia energetica pubblica YPFB aveva annunciato l’intenzione di utilizzare asset digitali per sostenere le importazioni di carburante durante la crisi di liquidità in dollari.
L’inserimento di USDT nel sistema dei pagamenti potrebbe ridurre i costi delle operazioni transfrontaliere, accelerare i trasferimenti e offrire alle imprese uno strumento più accessibile per il commercio internazionale. Potrebbe inoltre favorire l’inclusione finanziaria di cittadini che non dispongono di servizi bancari tradizionali ma utilizzano uno smartphone. Per il governo, la sfida consiste nel trasformare un fenomeno già diffuso in un mercato controllato, trasparente e compatibile con le regole finanziarie.
La questione interessa anche commercianti e consumatori, perché un sistema ufficiale potrebbe rendere più semplici i prezzi espressi in dollari digitali e ridurre il ricorso ai mercati informali. Tuttavia serviranno regole chiare sulle commissioni, sui rimborsi e sulla gestione delle controversie tra gli utenti.
Le opportunità sono accompagnate da rischi rilevanti. USDT non è emesso dalla banca centrale boliviana e il suo valore dipende dalla capacità dell’emittente privato di mantenere la convertibilità con il dollaro. Un’adozione troppo ampia potrebbe ridurre ulteriormente l’uso del boliviano, limitare l’efficacia della politica monetaria e creare una forma di dollarizzazione digitale difficilmente governabile. Restano inoltre aperti i problemi relativi alla custodia dei token, alla protezione degli utenti, alla sicurezza informatica e alla responsabilità degli intermediari.
Un altro nodo riguarda il contrasto al riciclaggio. La Bolivia figura tra le giurisdizioni sottoposte a monitoraggio rafforzato dal GAFI e deve migliorare controlli, indagini e trasparenza sulla titolarità effettiva. L’eventuale integrazione richiederà procedure rigorose di identificazione, tracciamento delle operazioni, segnalazione dei movimenti sospetti e vigilanza sui fornitori di servizi digitali.
La decisione finale avrà quindi un significato che supera il settore crypto. La Bolivia potrebbe diventare uno dei primi Paesi latinoamericani a inserire una stablecoin privata nell’infrastruttura ufficiale dei pagamenti senza sostituire formalmente la moneta nazionale. Il successo dipenderà dalla capacità di trovare un equilibrio tra innovazione, stabilità monetaria e tutela del pubblico. USDT può offrire una risposta alla scarsità di dollari, ma non può diventare una scorciatoia capace di nascondere le fragilità strutturali dell’economia.