La regolamentazione delle criptovalute negli Stati Uniti torna al centro del confronto politico. Il 17 luglio 2026 la Commissione per i servizi finanziari della Camera terrà a New York un’audizione sul CLARITY Act, il progetto di legge nato per definire regole più precise per gli asset digitali. L’incontro, intitolato Building the Future of Finance, si svolgerà nel cuore della finanza americana e mostrerà come un quadro normativo stabile possa favorire innovazione e investimenti.
Non si tratta di una votazione, ma di una field hearing, un’audizione organizzata fuori da Washington per ascoltare operatori del settore. La scelta di New York ha un forte valore simbolico. Banche, fondi, piattaforme di scambio e imprese blockchain stanno cercando di capire quale spazio potranno occupare nella futura architettura finanziaria statunitense. Portare il dibattito vicino a Wall Street significa avvicinare la politica ai soggetti che dovranno applicare le nuove regole.
Il CLARITY Act era già stato approvato dalla Camera il 17 luglio 2025 con 294 voti favorevoli e 134 contrari. Il testo ha poi affrontato un lungo percorso al Senato, dove sono emerse nuove proposte e questioni controverse. Il 14 maggio 2026 la Commissione bancaria del Senato lo ha fatto avanzare con 15 voti a favore e 9 contrari, grazie al sostegno di due democratici. Il passaggio non equivale però all’approvazione definitiva. Il provvedimento dovrà superare il voto dell’aula e le differenze tra le versioni della Camera e del Senato dovranno essere risolte.
Il punto centrale della riforma è la divisione delle competenze tra la Securities and Exchange Commission e la Commodity Futures Trading Commission. La SEC continuerebbe a vigilare sugli strumenti digitali assimilabili a titoli finanziari e sulle operazioni legate a contratti di investimento. Alla CFTC verrebbe affidata maggiore responsabilità sui mercati a pronti delle commodity digitali e sugli intermediari che ne consentono la compravendita. Per exchange, broker e dealer sarebbe previsto un sistema di registrazione con obblighi di trasparenza, custodia e protezione dei clienti.
La versione discussa al Senato introduce la categoria degli asset accessori, comprendendo alcuni token collegati inizialmente a un’attività imprenditoriale ma destinati a essere trattati come commodity. Per le imprese sarebbe possibile raccogliere capitali attraverso un regime semplificato, denominato Regulation Crypto, rispettando limiti economici e obblighi informativi periodici. L’obiettivo è consentire alle startup di finanziarsi senza applicare automaticamente l’intero apparato previsto per le società quotate, mantenendo controlli contro frodi, manipolazioni e vendite abusive degli insider.
Il provvedimento affronta inoltre antiriciclaggio, sanzioni, sicurezza informatica, finanza decentralizzata, tokenizzazione dei titoli e tutela degli sviluppatori. La proposta cerca di distinguere chi crea strumenti tecnologici neutrali da chi controlla servizi finanziari e gestisce il denaro degli utenti. Sono previste iniziative congiunte tra SEC e CFTC per sperimentare nuovi modelli regolamentari e aggiornare norme nate prima della blockchain.
Restano forti divisioni. I sostenitori ritengono che regole chiare possano riportare negli Stati Uniti imprese, capitali e posti di lavoro trasferiti verso giurisdizioni più prevedibili. I critici temono invece che alcune esenzioni riducano la tutela degli investitori e aprano spazi al riciclaggio, all’elusione delle sanzioni e a strutture decentralizzate difficili da controllare. Un altro terreno di scontro riguarda i rendimenti sulle stablecoin, considerati dall’industria crypto uno strumento competitivo e dalle banche un possibile incentivo alla fuga dei depositi.
L’audizione del 17 luglio servirà a rafforzare il confronto pubblico, ma non risolverà automaticamente l’iter legislativo. Il futuro del CLARITY Act dipenderà dalla capacità del Congresso di trasformare un compromesso tecnico in un accordo politico. La posta in gioco supera il settore delle criptovalute. Gli Stati Uniti stanno decidendo se integrare blockchain, tokenizzazione e mercati digitali nel proprio sistema finanziario oppure lasciare che siano altre aree del mondo a definire gli standard della nuova economia.