Binance torna al centro del dibattito internazionale sulla sicurezza delle criptovalute. Un’inchiesta del New York Times, ripresa da CoinDesk, sostiene che l’exchange abbia modificato le proprie procedure di collaborazione con le forze dell’ordine, rendendo più lento l’accesso ai dati degli utenti coinvolti in indagini per truffa, riciclaggio e trasferimenti illeciti. Il cambiamento sarebbe stato introdotto nell’aprile 2025 e avrebbe sostituito, in molti casi, il rapporto diretto tra investigatori e piattaforma con un percorso formale attraverso le autorità degli Emirati Arabi Uniti.
Il nodo riguarda soprattutto i tempi. Nelle indagini sulle criptovalute, il denaro può essere spostato in pochi minuti attraverso diversi wallet, blockchain ed exchange. Quando la polizia individua un conto sospetto, la rapidità con cui ottiene informazioni, blocca gli asset o ricostruisce i passaggi finanziari può determinare il successo dell’intera operazione. Secondo funzionari europei e procuratori statunitensi, la nuova procedura rischia invece di imporre il ricorso ai trattati di assistenza giudiziaria internazionale, conosciuti come MLAT, strumenti necessari per lo scambio di prove tra Stati ma spesso caratterizzati da passaggi burocratici più lunghi.
Le difficoltà sarebbero emerse anche durante un incontro tra autorità investigative tenuto nei Paesi Bassi, dove rappresentanti di diversi Paesi europei avrebbero segnalato problemi nell’ottenere risposte rapide da Binance. L’exchange continuerebbe comunque a trattare direttamente le richieste più urgenti, soprattutto nei casi legati al terrorismo, allo sfruttamento sessuale dei minori o a pericoli imminenti per la vita delle persone. Per le altre indagini, invece, la documentazione potrebbe dover transitare attraverso le istituzioni competenti degli Emirati.
Binance respinge l’idea di avere ridotto la cooperazione. La società afferma che la collaborazione con le autorità è aumentata e presenta le nuove regole come un rafforzamento delle garanzie legali, della protezione dei dati e dei controlli interni. Dal punto di vista dell’exchange, chiedere ordini giudiziari validi e procedure riconosciute non significherebbe ostacolare le indagini, ma allinearsi agli standard applicati alle istituzioni finanziarie regolamentate. La piattaforma dispone inoltre di un portale dedicato alle richieste governative, attraverso il quale gli organismi autorizzati possono inviare documenti e domande informative.
La questione rimane delicata perché Binance opera su scala globale, mentre le indagini penali restano legate ai confini nazionali. Un exchange può servire clienti in decine di Paesi, conservare dati in più giurisdizioni e utilizzare società autorizzate da regolatori differenti. Questo crea un conflitto tra tre esigenze: proteggere gli utenti da richieste arbitrarie, rispettare le leggi locali e consentire agli investigatori di intervenire prima che i fondi scompaiano.
Il confronto si inserisce inoltre in una storia recente segnata da forti pressioni sulla conformità. Nel 2023 Binance ha raggiunto con il Dipartimento di Giustizia statunitense un accordo da oltre 4,3 miliardi di dollari, impegnandosi a rafforzare i sistemi antiriciclaggio e i controlli sulle sanzioni. Proprio per questo, ogni modifica alle modalità di collaborazione viene osservata con particolare attenzione.
Per le vittime, questo ritardo può avere conseguenze concrete. Un sequestro disposto dopo settimane potrebbe trovare conti già svuotati, fondi trasferiti su servizi decentralizzati o somme convertite attraverso più passaggi. Per gli exchange, tuttavia, consegnare dati senza una base giuridica chiara espone a contestazioni, sanzioni e perdita di fiducia da parte della stessa clientela internazionale.
La vicenda non dimostra automaticamente che Binance favorisca i criminali, ma evidenzia un problema strutturale del mercato digitale. Se le procedure sono troppo deboli, aumenta il rischio di abusi e violazioni della privacy. Se diventano troppo lente, truffatori e riciclatori guadagnano il tempo necessario per disperdere gli asset. La sfida è costruire una cooperazione internazionale capace di essere insieme legale, controllabile e veloce, perché nel mondo cripto la burocrazia può trasformarsi, involontariamente, nel migliore alleato di chi vuole far perdere le proprie tracce.